Sono stata assente e negli ultimi 4 giorni sono stata ad Assisi, veramente un luogo di pace e serenità.
Ne scriverò più tardi Maria
mercoledì 23 maggio 2012
mercoledì 9 maggio 2012
Forse l'ho già detto ma pazienza, lo ripeto: Io mi ritrovo ad avere centinaia di foglietti scritti in tanti anni e questi creano un bel disordine in giro. Mi sono ripromessa di copiarli tutti su un documento word e ogni volta strappare un fogletto. Tra il dire e il fare le cose cambiano. Pensavo di strapparne almeno uno al giorno ed invece non è così vado molto lentamente ma voglio farvene conoscere alcuni.
RICORDI
RICORDI
Come posso controllare le parole che si affollano nella mia mente e chiedono con insistenza di uscire fuori per essere impressi nella carta quando queste affluiscono numerose in un mare di sensazioni che dilaniano l’anima e non vogliono essere più represse provocandomi un incessante tormento.
A quali dare la precedenza sicura di poterli far defluire e comporre un logico racconto che mi aiutino a districare i fili che compongono lo scorrere del raccontare. I primi ricordi, non sono molto allegri, sono cresciuta con la guerra, a sette otto anni quelli sono i ricordi predominanti.
Incertezza, paura!
Paura dei tedeschi che incontravo fuori della porta. Gli aerei da ammirare in formazioni triangolari, belli da guardare ma erano portatrici di bombe.
Io giocavo sull’uscio di quella casa dove eravamo sfollati e sentivo il sibilo dei proiettili di cannoni che attraversavano il paese per andare ad esplodere al di là delle case, di questo ero sicura e ascoltando avevo imparato a simulare il loro sibilo che nei momenti di tregua li ripetevo per giocare a far spaventare mamma e nonna che mi abbracciavano come a difendermi da quelle bombe,
La nonna, lei è stata l’unica ad avere il coraggio di tornare a San Salvo dove era la nostra casa camminando, a piedi, da Cupello per andare a prenderci i vestitini pesanti visto che stava arrivando il freddo e la guerra continuava.
Eravamo stati sfollati con il caldo e si pensava potessimo far ritorno a casa entro pochi giorni ma non fu così.
Lei è partita di buon mattino , a piedi, attraversando campi e strade deserte arrivando a casa dove ha trovato un paese disabitato. Ha preso due fagotti di indumenti a noi necessari e ha ripreso la strada per Cupello
Ci raccontava che per strada, ha invocato continuamente il Signore che l’aiutasse ad arrivare viva. Quelle cannonate delle quali sentivamo solo il sibilo, se li è visti cadere vicino e trovava, sul cammino, buche provocate da questi proiettili.
Ringraziando Dio riuscì ad arrivare da noi.
Insieme a noi vi erano altri parenti e tutti, in attesa che i tedeschi andassero via, si prodigavano per il sostentamento di questo gruppo.
In quei giorni, contrariamente a quanto accadeva nel resto d’Italia, da noi abbondava il mangiare. Le donne facevano il pane in casa e tutti abbattevano gli animali che possedevano per non farli prendere dai tedeschi e tutti i giorni si facevano grossi tegami pieni di carne a (ciff e ciaff) voleva dire solo soffritti insaporiti da peperoni rossi essiccati al sole e spicchi d’aglio.
A volte, i tedeschi, che avevano allestito una cucina a fianco a noi in una casa dei nostri parenti, ci sporgevano pezzi di carne che avevano in abbondanza.
Una mattina arrivarono un gruppo di tedeschi che cercavano donne da portare con loro per farsi aiutare nelle cucine ai margini del paese. Tutte le donne di casa si misero a sfaccendare per far vedere che erano occupate, qualcuna ha preso in braccio il mio fratellino piccolo e accadde così che solo mia nonna era rimasta senza occupazione alcuna. I tedeschi la stavano portando via ma non avevano fatto i conti con me piccolina. Mi avvinghiai alle gambe della nonna e gridavo affinché non me la portassero via. I due non parlavano italiano ma capirono la mia angoscia e si commossero ( alla fine, anche loro erano soldati con tanto cuore) mi fecero una carezza e con un sorriso mi rassicurarono andandosene via con un saluto della mano e non portarono via nessuna delle donne di casa,
A quali dare la precedenza sicura di poterli far defluire e comporre un logico racconto che mi aiutino a districare i fili che compongono lo scorrere del raccontare. I primi ricordi, non sono molto allegri, sono cresciuta con la guerra, a sette otto anni quelli sono i ricordi predominanti.
Incertezza, paura!
Paura dei tedeschi che incontravo fuori della porta. Gli aerei da ammirare in formazioni triangolari, belli da guardare ma erano portatrici di bombe.
Io giocavo sull’uscio di quella casa dove eravamo sfollati e sentivo il sibilo dei proiettili di cannoni che attraversavano il paese per andare ad esplodere al di là delle case, di questo ero sicura e ascoltando avevo imparato a simulare il loro sibilo che nei momenti di tregua li ripetevo per giocare a far spaventare mamma e nonna che mi abbracciavano come a difendermi da quelle bombe,
La nonna, lei è stata l’unica ad avere il coraggio di tornare a San Salvo dove era la nostra casa camminando, a piedi, da Cupello per andare a prenderci i vestitini pesanti visto che stava arrivando il freddo e la guerra continuava.
Eravamo stati sfollati con il caldo e si pensava potessimo far ritorno a casa entro pochi giorni ma non fu così.
Lei è partita di buon mattino , a piedi, attraversando campi e strade deserte arrivando a casa dove ha trovato un paese disabitato. Ha preso due fagotti di indumenti a noi necessari e ha ripreso la strada per Cupello
Ci raccontava che per strada, ha invocato continuamente il Signore che l’aiutasse ad arrivare viva. Quelle cannonate delle quali sentivamo solo il sibilo, se li è visti cadere vicino e trovava, sul cammino, buche provocate da questi proiettili.
Ringraziando Dio riuscì ad arrivare da noi.
Insieme a noi vi erano altri parenti e tutti, in attesa che i tedeschi andassero via, si prodigavano per il sostentamento di questo gruppo.
In quei giorni, contrariamente a quanto accadeva nel resto d’Italia, da noi abbondava il mangiare. Le donne facevano il pane in casa e tutti abbattevano gli animali che possedevano per non farli prendere dai tedeschi e tutti i giorni si facevano grossi tegami pieni di carne a (ciff e ciaff) voleva dire solo soffritti insaporiti da peperoni rossi essiccati al sole e spicchi d’aglio.
A volte, i tedeschi, che avevano allestito una cucina a fianco a noi in una casa dei nostri parenti, ci sporgevano pezzi di carne che avevano in abbondanza.
Una mattina arrivarono un gruppo di tedeschi che cercavano donne da portare con loro per farsi aiutare nelle cucine ai margini del paese. Tutte le donne di casa si misero a sfaccendare per far vedere che erano occupate, qualcuna ha preso in braccio il mio fratellino piccolo e accadde così che solo mia nonna era rimasta senza occupazione alcuna. I tedeschi la stavano portando via ma non avevano fatto i conti con me piccolina. Mi avvinghiai alle gambe della nonna e gridavo affinché non me la portassero via. I due non parlavano italiano ma capirono la mia angoscia e si commossero ( alla fine, anche loro erano soldati con tanto cuore) mi fecero una carezza e con un sorriso mi rassicurarono andandosene via con un saluto della mano e non portarono via nessuna delle donne di casa,
Una scena che non mi ha più abbandonata ed è servita a non farmi più avere paura dei tedeschi che incontravo sulla porta.
(un altro foglietto rotto)
domenica 22 aprile 2012
Sono tre componenti il mio corso dell'UNITRE:
Franco, Lucia,Rosy Tutti e tre bravissimo, cominciamo con Franco:
UN FUGACE ATTIMO
Sei appena andata via.
Lo spazio che occupavi, ora è vuoto.
Nemmeno l'ombra mi hai lasciato.
Eppur ti ho detto che t'amavo.
Te ne sei andata.
Solo il tuo sguardo mi hai lasciato,
ficcato qui, in mezzo agl'occhi.
Nemmeno l'eco di una parola.
Per un sublime, fugace attimo,
ho creduto di vedere in te, tutto il mio futuro.
In quel fugace attimo, ho visto la felicità,
Ma te ne sei andata.
L'hai raggiunto, un bacio sulle labbra, e via.
E io qui, senza nemmeno la tua ombra.
stefano franco sardi
Passiamo a Lucia:
Silenzio.
Nel silenzio della stanza,
spezzato solo dal crepitare del fuoco,
sento i passi dei miei pensieri
che escono ad esplorare il mondo,
alla ricerca della pace.
Ma fuori c’è solo tanta confusione,
la gente cammina ignara degli altri,
ognuno immerso nei suoi problemi,
nessuno vuole parlare con nessuno,
convinto di essere solo a soffrire.
Forse pensiamo che il silenzio sia la soluzione.
· Lucia Zucca
·
· E passiamo a Rosy
·
LA MIA FIABAIeri sera sono andata all'inaugurazione in Terra Corta a Collegno di un nuovo teatro intitolato a Giovanni Arpino. E' salita sul palco la signora Arpino ed ha raccontato, veramente con dolcezza e soavità, che la sua vita con il grande giornalista e scrittore è stata come una fiaba sin dal primo giorno, mi ha emozionato molto e le sue parole mi hanno fatto pensare. In fondo la nostra vita è una fiaba.
All'inizio di una esistenza in comune ci sono sempre un principe e una principessa, sta a noi poi cercare di non perdere la corona che abbiamo in testa, si può anche diventare delle regine, certo, ma bisogna esserne capaci. Analizzando la mia vita devo ammettere di essere stata una regina. Ho avuto molto è vero, e ringrazio i miei genitori splendidi ed il Signore.
Per fortuna ho un'anima sensibile che mi fa apprezzare anche i piccoli gesti dei miei simili.
Certo la vita non è facile, non sempre si incontra un principe, ma cerchiamo noi di rimanere sempre delle principesse in ogni situazione e quando il gioco si fa duro è ancora più bello.
Rosy
sabato 14 aprile 2012
VELE
VELE
Vele che partono insieme
gara gioiosa
seguita da occhi
di sole.
Bimbi che corrono
sulla sabbia bollente.
Vele confuse
spuma di mare
gioia di un cuore
che sa donare amore.
giovedì 5 aprile 2012
Miei pensieri:
Le parole sono di tutti e noi possiamo raccoglierle e giocare con loro disponendole in maniera diversa a secondo del nostro umore e dell'atmosfera che ci circonda in quel determinato momento. Possiamo comunicare agli altri i nostri pensieri le nostre emozioni facendone partecipi i nostri interlocutori.
A volte viene a trovarci la poesia e fortunati se in quel momento possiamo fermarci ad ascoltare riuscendo a tradurla sulla carta. Una poesia costruita a tavolino non trasmette la stessa emozione di una scaturita spontaneamente dal nostro cuore. A me è capitato poche volte e non sono mai riuscita a cercarla volutamente.
Ve ne ripropongo qualcuna anche se le ripeto:
IL POETA
Il poeta si ama
il poeta si ascolta.
Assorbono i suoi pensieri
le rime e le assonanze
scaturite da sensazioni
irripetibili
ed in loro il suo spirito
si appaga.
Si avvolge in esse
li recita a se stesso
ne gode in prima persona
come un innamorato
della persona amata.
Agli altri porge
pago di un’attenzione
che non chiede
ma avverte se
esiste.
<撔ţ>Maria Dulbecco撔ţ>
Le parole sono di tutti e noi possiamo raccoglierle e giocare con loro disponendole in maniera diversa a secondo del nostro umore e dell'atmosfera che ci circonda in quel determinato momento. Possiamo comunicare agli altri i nostri pensieri le nostre emozioni facendone partecipi i nostri interlocutori.
A volte viene a trovarci la poesia e fortunati se in quel momento possiamo fermarci ad ascoltare riuscendo a tradurla sulla carta. Una poesia costruita a tavolino non trasmette la stessa emozione di una scaturita spontaneamente dal nostro cuore. A me è capitato poche volte e non sono mai riuscita a cercarla volutamente.
Ve ne ripropongo qualcuna anche se le ripeto:
IL POETA
Il poeta si ama
il poeta si ascolta.
Assorbono i suoi pensieri
le rime e le assonanze
scaturite da sensazioni
irripetibili
ed in loro il suo spirito
si appaga.
Si avvolge in esse
li recita a se stesso
ne gode in prima persona
come un innamorato
della persona amata.
Agli altri porge
pago di un’attenzione
che non chiede
ma avverte se
esiste.
<撔ţ>Maria Dulbecco撔ţ>
Uno degli argomenti al corso è stato: Perchè scrivo
PERCHE' SCRIVO
E' come prendersi una rivincita sulla quotidianità.
Siamo quasi sempre costretti, condizionati, limitati, questa vita con le sue regole ci tarpa le ali.
Spesso non possiamo amare come vogliamo, chi vogliamo, non possiamo dire ciò che vogliamo a chi vogliamo, non possiamo volare, avere, dare, vedere....
Quante cose non possiamo.
Scrivendo invece, tutto possiamo.
La bacchetta magica è nelle mani della nostra fantasia, la razionalità è solo ospite.
E così ci muoviamo nell'infinito, possediamo l'impossibile, e con un minimo di coraggio, peccando un po' di presunzione, possiamo anche sostituirci a Dio.
Franco Stefano Sardi
domenica 1 aprile 2012
AUGURI A CLAUDIA
Oggi è il primo Aprile ma per me è il compleanno di Claudia!!! Mia figlia ha pensato bene di arrivare il primo aprile così la mamma che è sempre smemorata non avrebbe mai dimenticato il giorno del suo arrivo in questo mondo.
E' arrivata il primo aprile alle ore 8,20 ...una bambina bella come il sole!
Tanti tanti auguri bimba mia, ti voglio bene anche se nonh te lo dico mai!!!!!!!!!!
Non sono capace di postare le immagini e non posso mettere tutti i fiori che vorrei. pazienza, fai finta che ci sono.
Ti metto il SORRISO di una mia poesia
E' arrivata il primo aprile alle ore 8,20 ...una bambina bella come il sole!
Tanti tanti auguri bimba mia, ti voglio bene anche se nonh te lo dico mai!!!!!!!!!!
Non sono capace di postare le immagini e non posso mettere tutti i fiori che vorrei. pazienza, fai finta che ci sono.
Ti metto il SORRISO di una mia poesia
UN SORRISO
Un fiore
una stella
un sorriso.
A rallegrarci
basta un colore
un raggio di sole
che accende
due pupille fisse
che ti comunicano
comprensione
complicità
amore.
Maria Dulbecco
Iscriviti a:
Post (Atom)





