mercoledì 25 settembre 2013

Fenomeni Naturali


 
«La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.» 
 (A.  Schopenhauer)


        Fenomeni naturali
Questa mattina o meglio ieri mattina ho visto uno spettacolo al quale poche volte è dato di assistere.  Con la "Croce verde" accompagnavo mio marito in ospedale per la consueta dialisi e nel mentre ci avvicinavamo all'edificio, girando una curva, all'improvviso è apparso un globo di fuoco, era il sole che spuntava tra i rami degli alberi che si intravvedevano e voleva regalarci questo spettacolo. Io e mio marito ci guardammo insieme di scatto e contemporaneamente dicemmo: RICORDI?
        Certo, un'alba mai dimenticata! Forse eravamo ancora fidanzati e ci stavamo recando in Abruzzo da Torino a casa dei miei genitori.                         
 Non c'era ancora l'autostrada e dopo sei-sette ore di viaggio ci trovavamo in quel di Ortona superiore e dopo una curva, dall'alto ci apparve l'Adriatico a mozzarci il fiato. Bloccammo la macchina per ammirare uno spettacolo irripetibile.  L'orizzonte del mare, era un incendio! Sembravano lingue di fuoco e subito pensammo ad una petroliera che avesse perso il carico e si fosse incendiato il petrolio sulla superficie marina.                               
 Capimmo subito cosa stava accadendo e interrompemmo il viaggio per fermarci ad ammirare tanta magnificenza che durò abbastanza perché i nostri cuori registrassero lo spettacolo, Da queste fiamme sbucò il globo infuocato di un meraviglioso sole come quello che abbiamo ammirato ieri mattina.
 Per quante volte siamo ripassati in quel posto, mai più ritrovammo lo stesso spettacolo.
 Ho pensato alle persone che avevano la fortuna di abitare nelle case circostanti e chissà se si sono mai accorte di quanto potevano godere!!!
                                                        Maria Mastrocola Dulbecco

venerdì 13 settembre 2013

Poesia

« Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera. »
Quasimodo

Che belli questi versi, mi entrano nel cuore ma non li condivido, non voglio essere sola sul cuor della terra e vorrei che il raggio di sole mi regali luce, calore, serenità

mercoledì 4 settembre 2013

BARONEROSSO


BARONE   ROSSO
E STATO  UNO  DEI  PRIMI  AMICI  CHE  HO AVUTO  SU  SPLINDER       mi chiamava  divina  e mi raccontava  degli amici che io non avevo conosciuto: Beldanubioblu della quale curava ancora il suo blog, di nonna Paola facendomi conoscere le sue poesie e poi  sapeva dirmi parole di conforto conoscendo la malattia di mio marito e raccontandomi della sua.
 Io spero che qualcuno, dei numerosi amici, o la sua famiglia, terranno vivo il suo blog.
          NON  HO  PAROLE 
                                           E'  STATO  UN  AMICO  VERO  PER  MOLTI !!!
Certamente tutti diremo una preghiera per Lui che era un credente!!!
QUESTA  E'  L'ULTIMA  POESIA che ha pubblicato sul suo blog
                                       
permetti un ballo?

c'è la luna...
ci sono le stelle....
c'è l' incanto
c'è  magia...
permetti un ballo?
alla luce del cuore...
alla porta dell'amore...
permetti un ballo?
In un messaggio speditomi il 27 dicembre diceva:
 
Mi dispiace di questo scempio paesaggistico.
Il mio Natale? Sereno...
Nei prossimi giorni mi attendono appuntamenti segnati nella clessidra del mio tempo...

Come sono contento...come sono contento!
Ho paura di dovere pagare questa mia contentezza.

L'ultimo dell'anno verrà da noi mia figlia, mio genero e i nipotini.
Si fermeranno un paio di giorni.
A capodanno andranno a sciare, assieme a mia cognata ( che è già qui).
Domenica 2 gennaio, a pranzo, avrò da me tutti e mi pare di  morire di gioia.
Ci saranno anche mio figlio, mia nuora, e le nipotine e la mamma di mia nuora...
Grazie, della fortuna:-)

 
baronerosso1  


Poi é mancato, non ricordo la data poiché io detesto memorizzare date

 
 
 

sabato 31 agosto 2013

Parole


Parole


Parole…parole
dall’antro del nulla           
nei cieli infiniti, 
ai tortuosi meandri
dell’umano percorso?

Parole…parole
udite, ridette, diffuse
all’approdo di lidi lontani.
Le sue, le tue, le mie,
patrimonio indiviso
del genere umano.

Parole…parole
carezze del cuore,
sollievo ai tormenti,
leniscon ferite
incendian rancori
lasciando sgomenti.

Parole…parole
negate alla bestia
che avvolge il sentire
in un soffio, un lamento,
un isterico sbuffo di note,
osanna alla vita o minaccia di morte.

Parole…parole

                            Carla Caimo



venerdì 23 agosto 2013

quel che resta delle favole



Quel che resta delle favole

BIANCANEVE:
ha tinto di rosso le sue ciocche nere,
il principe azzurro è sbiadito con i primi lavaggi,
i 7 nani, per la crisi hanno chiuso le miniere,
la fantasia li ha resi grandi personaggi,
nella realtà sono piccole persone vere.

LA BELLA ADDORMENTATA:
dopo tanto tempo si è svegliata
ed ha fatto valere i suoi diritti,
essendo una moglie emancipata
col marito ha sempre dei conflitti,
al povero principe gli resta solo da sperare,
che si possa al più presto riaddormentare.

CENERENTOLA:
ha denunciato la matrigna e le sorelle
per sfruttamento del lavoro nero,
vive nel castello con molte ancelle,
il principe la rimprovera
perché non gli bastano mai gli aiuti,
lei gli risponde: tanto le paghiamo poco
e non versiamo i contributi.

CAPPUCCETTO ROSSO
Ora è la nonna che accudisce la bambina,
il lupo cattivo non ha più nulla da temere,
gli animalisti han tolto al cacciatore la carabina
ma la malvagità umana è un antico mestiere
che né animalisti, né lotte, né galere
purtroppo non potranno mai debellare.

Morale delle favole
Ognuno di noi nella sua memoria
custodisce una favola, custodisce una storia,
accontentiamoci di ricordare
quello che nessuno più ci potrà raccontare.

Lucchese Rosa


sabato 17 agosto 2013

TERESA

                                          TERESA

   15 Ottobre Santa Teresa D'Avila.
   Vi sono, nel calendario, altri giorni in cui c'è scritto S. Teresa ma era quella la data in cui generalmente la ricordavano amici e parenti. Parenti, quali visto che non aveva più nessuno vicino.
   La unica sorella viveva in Kenia e la posta non sempre arrivava nelle data desiderate. La missione era vicino al lago Rodolfo un posto molto avanzato dove i mezzi di comunicazione non arrivavano ad intervalli regolari ma erano affidati al caso.
   Aprì il portoncino con la chiave e macchinalmente le dita presero in mano la chiavetta piccola, quella per aprire lo sportellino della posta. Un gesto che ripeteva ogni giorno anche se sovente non le serviva poiché dal vetro si intravvedevano solo foglietti pubblicitari.
Salì i quattro gradini che portavano al ripiano dell'ascensore e della cassetta delle lettere la salutava una festosa cartolina raffigurante una bambina con un gran fascio di fiori coloratissimi.
   Aprì lo sportellino e si ritrovò in mano questi fiori beneauguranti, girò e lesse: "Dopo vent'anni" A  D.
   Un tuffo al cuore. Conosceva bene quelle iniziali . Erano veramente passati vent’anni.
   Non era più una ragazzina e non credeva si potesse ancora provare una simile emozione. Le gambe si rifiutavano di avanzare e quei pochi passi che la separavano dall’ascensore li fece a fatica tremando.
   Tutto in quel momento le appariva ovattato come trovarsi in un monco irreale Sì, aprì la porta e  sicuramente la richiuse ma non era sicura dei suoi gesti. Nessuno l’aspettava, viveva sola e poté quindi sedersi e dimenticare che era tornata a casa per mangiare.
Vent’anni prima, un’altra città, un ospedale e l’arrivo di militari dopo la guerra , di ritorno da prigionie e da patimenti subiti.
La voglia, da parte di tutti,  di voler presto dimenticare. Di vivere, di essere allegri come a volersi rifare  di quanto quel conflitto aveva sottratto alla loro gioventù
   Trovarsi giovani tra giovani. Questi ragazzi che tornavano da una guerra che avevano combattuto senza sentirla.
   Teresa su quel divano  ricordava tutto quanto  in anni aveva cercato di dimenticare.
   Quel sole di Ottobre che dal balcone entrava fino a raggiungerla dove era seduta non riusciva a scuoterla, a distoglierla da quel ricordo che aveva rimosso e che ora prepotentemente  ritornava.
   Si alzò, guardava quel telefono e temette che squillasse, sentiva che sarebbe arrivata una telefonata e ne era spaventata.
   Cosa poteva significare questa ricomparsa dopo tanti anni.
   Come aveva fatto a ritrovarla, certo sapeva che era Piemontese come lui ma non che si fosse trasferita a Torino. Certo l’elenco telefonico aveva agevolata la ricerca.
   Attendeva , ma questo squillo non arrivava.
Passava il tempo e i suoi pensieri galoppavano , no non voleva nuovamente incontrarlo, aveva ben sofferto vent’anni prima  quando lui da Genova era ripartito per Torino  e lei era rimasta ad attendere notizie mai arrivate dopo una promessa mai mantenuta.
   No, non gli avrebbe permesso di rivederla.
   Ma era poi ancora scapolo? Certo la curiosità giocava un ruolo importante e per di più non  avvertiva alcun sentimento di collera ma  contro il suo volere, avvertiva un sentimento di gioia  che la trasformava e le impediva di respirare.
   Sognava  certo perché quella telefonata non arrivava e i ricordi affioravano: Un bel ragazzo biondo alto, due spalle  imponenti, una figura forte e nel contempo elegante. Un ragazzo serio che stranamente si era comportato in quel modo. La tenerezza prendeva il sopravvento, quella tenerezza che l’aveva avvicinata a lui quando era arrivato in quell’ospedale dove lei prestava il servizio. Si era affezionato a lei che pure aveva qualche anno più di lui, come a cercare protezione
Sognava, non era vero. Eppure quella cartolina era tra le sue mani e quelle iniziali erano le sue.
   Forse accese pure il televisore come faceva ogni giorno, ma non vi era immagine alcuna che potesse distrarla.
   Ritornava indietro nel tempo, ripensava alla sua vita. Era nata in  Argentina, così dicevano i suoi documenti, ma poco ricordava  dei suoi genitori.  Immaginava il volto della madre attraverso il ricordo della sorella più grande di lei. Era tanto piccola quando persero i genitori ed anche un fratello tanto da averne un vago ricordo:
   Erano due orfane che ritornarono in Italia e di questo ritorno, sicuramente con un piroscafo, non ne serbava ricordo.
   Qualche volta aveva preso una cartina geografica ed aveva cercato di puntare il dito sulla figura dell’Argentina come a cercare un punto qualsiasi dove fosse nata.
   Era italiana e si sentiva tale anche se il fascino di quella terra dal sapore di tango, qualche volta, la rapiva.
   La sorella più grande aveva sentito il richiamo della vocazione missionaria ed ora era in Kenia presso una missione delle suore della Consolata di Torino.
   Stava sopraggiungendo il buio ma non se ne era neppure accorta, il pensiero galoppava,  nulla potava distoglierla dal rivivere una storia lontana.
   No, non voleva nuovamente soffrire, lei ora era appagata. Svolgeva il suo lavoro non più nelle corsie ma negli uffici e la sua vita scorreva tranquilla tra amici che le volevano bene e, si occupava di opere  di beneficenza che le davano soddisfazioni. Aveva imparato a sopravvivere da sola e…
   Ma la telefonata non arrivò quel giorno…
  

  
  














Maria Dulbecco