giovedì 26 giugno 2014

rossovenexiano

Mi oiace ricordare un sito che frequento da anni.
Mi sono trovata tra persone che mi hanno aiutato a continuare il mio interesse per la scrittura. Confrontandomi con altre persone che coltivano il mio stesso interesse.
Ultimamente rispondendo ad una discussione da me proposta: "Vi racconto e raccontatemi rossovenexiano" molti hanno partecipato r vorrei riportare in questo mio blog, alcune risposte:

mercoledì 25 giugno 2014

LUCIA GIONGRANDI

Ho ricevuto sette ppiccoli composizioni da Lucia che mi hanno raccontato qualcosa. Desidero farveli conoscere e questo é il primo:

Le costruzioni (il primo oggetto costruito da me)
Vedevo le mani di mia madre e di mia nonna intrecciare con l'uncinetto o con i ferri quei fili di cotone o di lana e confezionavano centrini, maglie, guanti o calze da notte (babbucce). I miei occhi però erano attratti dal lavorio incessante che i ferri facevano e dal loro ticchettio fatato. Un giorno non ricordo l'età mia madre mi mise tra le mani un paio di ferri e della lana usata dai mille colori.
"Dai bambina impara a mettere i punti sul ferro e inizia a fare la maglia liscia".
Io con emozione iniziai con le mie piccole mani in modo goffo ad intrecciare quel filo colorato sotto l'occhio vigile delle mie due donne. Provai e riprovai tante e tante volte e dopo qualche pomeriggio d'impegno riuscii a far salire la mia prima maglia a dire il vero un po' sbilenca. Ma io volevo a tutti i costi imparare a confezionare le calze da notte, mi piaceva moltissimo quell'aumentare e diminuire delle maglie che come per magia prendevano la forma del piede. Vedendo che apprendevo in fretta, mia madre un giorno mi spiegò come procedere ed io attentissima imparai così in fretta che dopo qualche giorno avevo dato forma alle mie prime scarpette da notte che io infilai soddisfatta ai piedi della mia bambola preferita. Ci provai così tanto gusto che volli confezionare calze da notte per tutta la famiglia. Mi portavo i farri e la lana ovunque andassi, fuori con le mie amiche, dai nonni paterni la domenica pomeriggio e tutti quanti, soprattutto mio padre guardava le mie piccole mani che ormai velocemente intrecciavano quei punti sui ferri. Quel ticchettio mi risuona ancora nella mente, ma quello che più mi emoziona è il ricordo dello sguardo tenero di mio padre che con orgoglio, dandomi un bacio sulla fronte prendeva le calze da notte confezionate da me e le indossava tutto soddisfatto.

Lucia Giongrandi

mercoledì 11 giugno 2014

CONTINUA IL SUO CAMMINO


Continua il suo cammino

Un profumo ti attrae,
uno sguardo fuggevole
e il dono si compie.
Era maggio e i fiori nel
loro schiudersi, ti 
accompagnano in questa
avventura.
Seguendo il ritmo delle stagioni
Gli steli si piegano e i petali ormai
secchi cadono.
Ma il dono ricevuto,
continua il suo cammino.

      Marina  Oddone

mercoledì 4 giugno 2014

Racconto df Anna Chiappero


ROSA  e ROSETTA
In un centro di riabilitazione, nel reparto di cardiologia, in una linda e rassicurante camera a due letti, Rosa arriva dopo aver subito un intervento al cuore, si guarda intorno titubante, pensierosa, riflettendo che avrebbe preferito trovarsi a casa sua, dove c’erano tante cose da fare, soprattutto occuparsi del marito malato di demenza senile e temporaneamente affidato ad un asilo diurno ed a una figlia per l’assistenza notturna. E’ molto preoccupata, quasi si sente in colpa, è la prima volta nei suoi settantasei anni di vita che la sua salute la costringe a pensare a se stessa e a venir meno ai suoi doveri di donna di casa e di moglie ubbidiente, secondo i canoni di un modo di vivere ormai obsoleto ed incomprensibile nel mondo di oggi.
Nel letto accanto al suo Rosetta, già da due settimane ricoverata, a sua volta scontenta per la decisione dei medici che,  per una grave insufficienza cardiaca, l’hanno allontanata da casa per tentare una riabilitazione  che nell’ambito familiare si è rivelata inefficiente, nonostante le cure delle figlie e di una attenta badante.
Si guardano, si scambiano un timido saluto, ed inizia un prudente tentativo di reciproca conoscenza: il ghiaccio è rotto! 
Facile immaginare che tra le due donne nasca un sentimento di solidarietà, ed il bisogno di vuotare il sacco. Inizia Rosetta, ha un grande dispiacere, sua figlia, una santa, si è separata dal marito dopo ben ventidue anni di matrimonio, e giù a vomitare ignominie su quel genero, che a lei in verità non era mai piaciuto  molto, troppo diverso dal suo modo di pensare, troppo generoso, troppo estroverso, troppo aperto e sincero, incapace di nascondere i propri sentimenti, che afferma le proprie convinzioni con eccessiva fermezza, che spreca soldi in regali, vacanze, attenzioni di ogni genere per moglie e figlio, invece di vivere come aveva fatto lei di privazioni pur di accumulare denaro, unica scelta  nella sua famiglia di concepire un giusto modo di vivere. Ad un certo  punto, dopo tutti questi anni di matrimonio, con quella santa di sua figlia, sapientemente addestrata a nascondere i sentimenti, a essere indifferente al pur minimo piacere della vita, a rifiutare qualsiasi  rapporto sociale al di fuori del lavoro ed in orario di lavoro, quest’uomo si è ribellato, ha posto delle condizioni a quella santa di sua figlia, che nel frattempo aveva riempito la casa di gatti , dopo avere scoperto che erano la sua vera passione, pretendendo che la moglie nel fine settimana, condividesse qualche svago con lui ed il figlio ormai adulto, che esprimesse qualche desiderio, che volesse andare a passeggio, fare una gita, vedere un film, andare a concerto: atteggiamento inammissibile e scandaloso che naturalmente sua figlia non aveva potuto accettare. A quel punto, questo genero screanzato conosce una donna della stessa età di sua figlia, scontenta del proprio matrimonio, che lei giudica ovviamente persona di facili costumi e decide di far cessare quel matrimonio e la sua povera figlia accetta di buon grado.
Anche Rosa racconta la sua storia, il suo dispiacere: la sua figlia maggiore dopo ventidue anni di matrimonio infelice,  vissuti con un uomo arido , egoista e dispotico, insensibile al dolore che lei prova per i molti tentativi di diventare madre, mai riusciti, decide di porre fine a questa unione che l’ha portata a cercare uno scopo di vivere, nel volontariato presso la Croce Rossa, nell’addestramento dei cani, nella passione per le auto, mezzi che la allontanano da casa, che la gratificano, che tuttavia non sono più sufficienti per  sopportare un legame che ormai non ha più nessuna ragione di esistere. Qui l’incontro con un uomo gentile, comprensivo, generoso pieno di entusiasmi e di passioni, nonostante i tentativi da parte di una moglie fredda come un iceberg, dedita solo al lavoro e alla cura dei gatti che hanno invaso la sua casa, che entra nella sua vita come un auto di formula uno, che l’avvolge di gentilezze, d’amore, di quell’amore respinto dall’iceberg, ma rimasto imprigionato e bisognoso di esprimersi. Rosa e Rosetta stanno parlando delle stesse persone,ancora non lo sanno, cosa potrà accadere se mai lo scopriranno?  Che succederà se le visite dei propri familiari si incroceranno? IL mondo pare sia veramente piccolo e colmo di situazioni Pirandelliane, si spera che i loro cuori ammalati reggano ad una eventuale scoperta di una realtà gestita ed affrontata da angolazioni diverse, scaturita da vissuti diametralmente opposti che affondano le loro radici  in mentalità retrograde ed inaccettabili  che, tuttavia hanno, pregiudicato l’esistenza di altri.


Anna Chiappero




venerdì 30 maggio 2014

FESTA DI CHIUSURA

28 Maggio 2014-05-30 Festa di chiusura
Ieri sera il nostro gruppo si è riunito in un ristorante rivolese per festeggiare la chiusura dell’anno accademico  2913_14  e farci la promessa di ritrovarci in Ottobre per la riapertura del nono anno di questo meraviglioso “Laboratorio di scrittura”
Sono arrivata a raggiungerli con un po’ di avventura causa il temporale che si è abbattuto in zona e la mia ignoranza sugli orari dei pulman.  Quando ho comunicato il mio ritardo, prontamente Rosy e suo marito sono venuti a prelevarmi con il loro formidabile fuoristrada.
   Accolta festosamente dal solito calore che aleggia in queste persone e che sono la mia gioia di vita.
   Io spero di avere la forza, nonostante gli anni, di dedicare loro un nuovo anno pieno di sorprese.
  quest’anno abbiamo fatto un solo giornalino ma ne valeva per due. Il 18 Giugno, il presidente ci farà l’onore di scegliere alcuni versi e declamarli alla fine di una visita guidata  parlando al puibblico del nostro bellissimo giornalino.
  questo giornalino lo si può leggere sul sito: unitre rivoli sez giornalino
  Collegatevi per visionarlo perché è veramente bellissimo.
   Alla festa c’eravamo tutti e nell’osservare i volti gioiosi del miei amici, il mio cuore si rallegrava nel pensare che li avevo tutti presenti, collettivamente e singolarmente. Per ognuno conservo un pensiero speciale: ricordo i loro scritti e l’evoluzione di ciascuno. Alcuni sono arrivati già padroni del raccontare e del poetare, alcuni si vergognavano di esporre i loro pensieri nel timore  di non essere all’altezza subito dissipata  nell’ascoltare gli altri che leggevano. Alcuni che scrivevano solo racconti, sono passati alla poesia con notevole successo ed a loro dedico una mia vecchia poesia (in fondo)
Da queste pagine ringrazio tutti e loro sanno che ne parlerò ancora presentando i  lavori scritti durante l’anno.. Un abbraccio forte forte  Maria
           Maria Mastrocola Dulbecco

lunedì 26 maggio 2014

SCRIVERE di Silvy Anelli


Scrivere

Non è senza dolore
che si attraversa la vita,
non è senza dolore
che la si può raccontare.
I ricordi riaffiorano
come sculture
scavate nel marmo.
Le parole danno loro forma,
scavate nel dolore dell’anima.
E non vi è pace se non quando,
a volte il vento
fa volare le pagine scritte,
per presentarne di nuove,
ancora intatte.

        Silvy Anelli

giovedì 22 maggio 2014

Cit Caresse


Della bravissima Gabriella, una poesia in piemontese:

“Cite Carësse”
Na mia carëssa a l’é posasse ansima                                                                                                     a col bel facin pacioflù e vlutà...
…A l’era ël facin d’un cìt.
Mia man a l’ha carëssà                                                                                                                            cola facia segnà dal temp…
… A l’era na facia con le “rupie”                                                                                                           dla soa vita pasà.
Na mia carëssa a l’é posasse                                                                                                         an sla facia umidìa da stisse ‘d pior…
… A l’era na facia squasi “trasparenta”
D’istint i l’hai sarà                                                                                                                                            andrinta a mie man soa “figura”                                                                                                               e i l’hai trasmëttuje tut ël calor ëd mè cheur…
A la fin i l’hai ‘pogià mia facia                                                                                                                  an sël palm ëd mie man.
Andrinta a j’ero ancora                                                                                                                          le sensassion che i l’avìo percepì…
… E parej i l’hai pensà                                                                                                                          a cole “cite carësse”.



                                                              

                                                  Gabriella Danu



In Italiano:

Semplici Carezze”

La mia carezza si è posata                                                                                                                           su quel bel viso paffuto e vellutato…
… Era il viso di un bimbo.
La mia mano ha accarezzato                                                                                                             quel viso segnato dal tempo…
… Era un viso con le “grinze”                                                                                                                 del suo vissuto.
La mia carezza si è posata                                                                                                                     su quel viso umido di lacrime…
… Era un viso quasi “trasparente”.
Istintivamente                                                                                                                                                  ho racchiuso tra le mie mani                                                                                                                      il suo “contorno”                                                                                                                                       e gli ho trasmesso tutto il calore del mio cuore…
Infine ho appoggiato il mio viso                                                                                                                 sul  palmo delle mie mani.
Vi erano ancora racchiuse le sensazioni che avevo percepito…
… E ho pensato                                                                                                                                    a quelle “Semplici Carezze”.

Gabriella Danusso


Non capisco perchè non viene scritto come l'ho impostato tutto a sinistra.