domenica 25 ottobre 2015

STEFANO FRANCO SARDI

Sempre sulla paura:

di FRANCO SARDI

[mod]  [del]

Sempre sulla paura:


PAURA

Vorrei toccarmi
per sentire se ci sono;
ma tutto il mio corpo è paralizzato.

Intorno a me, il vuoto.
Mi sento sospeso nello spazio.
Non ho più riferimenti.

Sono in attesa di cosa sta per accadere
e lo stomaco, prevalendo sul cervello,
dice 'nausea'.

La vista si annebbia,
i colori cambiano.
Forse non ci sono.

Vorrei sentire i rumori della vita intorno a me,
ma un jumbo mi sta atterrando nella testa.
Forse meglio non sentire.

Attività inconsulte,
mi sento allo sbando,
confusione totale.

Mente, dove sei?
Sciolta al punto che le labbra ti stanno suggendo?
Ricorda il tuo imperativo: Razionalità!.

Se tu 'lasci', che sarà mai di me?

Stefano Franco Sardi



 

 


 

 

 

sulla PAURA

sulla PAURA testo di Gabriella Danusso

[mod]  [del]

Laboratorio di scrittura Tema:
La Paura
Paura, ho quasi il timore di pronunciare questa parola.
Credo che questa sensazione sia nata, anche se inconsciamente, il giorno in cui IO sono nata... E chissà, magari la percepivo già anche prima, quando ero ancora “cullata” nel ventre materno...!
La sua presenza nella mia vita é sempre stata ed é molto influente, a volte mi fa vedere le cose più brutte di quel che sono e mi lascio così suggestionare.
La paura spesso si “nasconde”, con nomi diversi come: preoccupazione, angoscia, insicurezza, ansia, timore, panico, ecc.
Queste sensazioni sono quelle che, non riuscendo a controllarle, spesso influenzano le mie decisioni e la serenità del mio vivere quotidiano.
La prudenza é forse un “merito” della paura perché ci “mette in guardia”; ha spesso “frenato” i miei passi, purtroppo anche quando non ce n’era bisogno!
Le paure a volte si rivelano anche eccessive, ma credo sia una questione di carattere, ahimè, difficile da correggere!
La paura di sbagliare mi ha condizionata e mi condiziona ancora.
A volte la paura ha “soffocato” i miei sogni e le mie percezioni; altre mi ha dato delle grandi emozioni, dalle cui ho avuto l’ispirazione per scrivere dei pensieri che ho “racchiuso” in racconti e poesie...
La paura del buio, del dolore, della solitudine, di alcune persone, di alcuni animali, degli insetti, ecc. Quelle paure “bambine”, che ci portiamo dentro e forse per sempre!
Credo che tutti noi abbiamo le nostre paure, anche se differenti, ma queste paure, quando non sono esagerate e non diventano delle fobie, immagino siano un modo di difesa e di riflessione per affrontare la vita con più responsabilità e rispetto verso le cose e le persone.
E le sensazioni e le emozioni che ne derivano, fanno sempre “pulsare” i nostri cuori, anche se con “cadenze” diverse..., dobbiamo solo saperle ascoltare ...!

(Rivoli 22 Ottobre 2015) Gabriella Danusso



maria34

martedì 13 ottobre 2015

Ricevuto da Marina Oddone



SILENZIO

 

Tenue è il calore che unisce,

raccolgo le parole non dett

come briciole perse.

Ascolto il tuo sorriso,

ascolto le tue labbra chiuse,

percepisco l'anima 

che racconta.

Guardami e capirò

senza che una sillaba

sia proferita.

Mistero di anime

ritrovate in questo

cammino ancora lungo.              

 

Marina Oddone

 

 

 
 
 
 

IL CUSCINO

 

Un sentimento tranquillo

la luce del ricordo

riflette i miei pensieri.

Giace il cuscino con il 

 
tuo profumo, storia

continua di passato e presente.

L'amore ricercato e distillato

come un antico liquore, ma

con un sapore irrinunciabile.

 

Marina Oddone

sabato 10 ottobre 2015

PRIMA LEZIONE UNITRE RIVOLI 2015-16


                                                                    LABORATORIO DI SCRITTURA

Oggi è il primo giorno di lezioni al mio corso.
Di solito non preparo un discorso di apertura ma improvviso secondo l'atmosfera che trovo e le parole che mi sorgono dal cuore.
Quest'anno abbiamo sette nuovi iscritti e di questi cinque sono uomini.
Mi fa piacere poter dire che sfatiamo il fatto che ad emozionarsi sono solo le donne. Le iscrizioni, dicono il contrario.
Ai corsi unitre sono sempre donne, la maggioranza, e noi registriamo uomini.
Accogliamoli con calore e simpatia cosa che non è mai mancata nel nostro gruppo.
Salto subito al compito che darò a fine lezione e come leggerete creerò ancora, come sempre, un legame tra il mondo reale e il mondo virtuale.
e come leggerete ho preso spunto da una nostra comune amica del web.


Non mi piace darvi un tema per lasciare libero spazio alla fantasia ma per chi vuole chiedo di riflettere sulla:

PAURA

Che dirà di me la notte
io che ho paura del buio?
Dirà che sono fragile
e insicura.
Quando sento la pioggia
e non so che fare
quando ascolto il pianto
e vorrei fare.
Che dirà di me delle mie paure?
Volevo volare ma ora
ho le vertigini e non ho ali.
Amo il vento
quando mi porta lontano e
il mare, conosce le mie paure
le ha viste sul mio volto
quando bambina imparavo
ad andare lontano.
Chiara


Come sapete, fin dall’inizio (dieci anni fa) ho creato un collegamento tra noi e internet e quest’anno voglio chiudere allo stesso modo.
Ieri ho letto questa poesia di una amica e vi invito a leggerla e riflettere sulla “PAURA”
Forse anche noi, durante la nostra vita, abbiamo avuto paura.
Paura di qualcosa che ci ha sempre accompagnati o paure passeggere.
Riflettiamo sulla paura e raccontiamola

Maria Mastrocola Dulbecco 




mercoledì 30 settembre 2015

IL MATRIMONIO DEI MIEI GENITORI

30/09/2015

Il matrimonio dei miei genitori

[mod]  [del]


IL MATRIMONIO DEI MIEI GENITORI
Scritto per un corso unitre (non il mio)

Credo sia stato un matrimonio sereno, per quanto i tempi potevano permetterlo. C'è stata di mezzo una guerra e qualche cambiamento politico non da poco che sicuramente hanno condizionato lo scorrere di queste vite.
Era il millenovecento ventisette quando si sono conosciuti. I particolari li ho sempre sentiti da mia madre che amava ripetere di essersi innamorata di mio padre, la prima volta che lo aveva incontrato ad una festa patronale del suo paese.
Mia madre, instancabile lettrice di libri e tra questi tutti i libri di Carolina Invernizio, con il suo romanticismo e la sua forte personalità progressista, per quei tempi e quei posti, decise che l'avrebbe sposato.
In qualche modo glie lo fece capire ma anche mio padre non era rimasto insensibile al fascino di quella ragazza diciottenne, intraprendente, alta, bruna e dagli occhi chiari.
La storia degli occhi merita un accenno particolare. A mia madre non piacevano i suoi occhi da gatto (così diceva lei) ma le piacevano gli occhi scuri di papà e ogni volta che aspettava uno di noi, pregava Dio di farli nascere con gli occhi di papà. Il suo desiderio fu sempre esaudito visto che noi quattro figli abbiamo tutti gli occhi scuri. Forse noi donne avremmo preferito i suoi.
Papà partì per la guerra e rimase in pericolo (Croazia) fino a che questa terminò e il ritorno a casa avvenne, dopo il famoso armistizio, camminando a piedi da Lubiana fino in Abruzzo al confine con il Molise dove insieme affrontammo le difficoltà del primo scontro tra tedeschi e alleati che vide come scenario proprio il fiume Trigno che divide le due regioni (allora unite).
Fino al ritorno di papà mia madre ci faceva pregare, tutti i giorni, vicino ad una immagine di S. Antonio da Padova. Allora eravamo tre figli poiché l'ultima sorellina nacque dopo la guerra.
ALTRA DOMANDA POSTA DAL DOCENTE ERA : Cosa vi dava fastidio di questa unione, ed ecco cosa ha preceduto ogni altro ricordo.
Cosa mi dava fastidio? : Il fatto che mia madre dovesse sempre giustificare il perché dei nostri vestitini nuovi il che ci procurava molta apprensione ogni volta che scendevamo le scale con una mise ancora non vista da lui, sapendo che si sarebbe arrabbiato come prima reazione.
Poi il tutto passava, anzi si compiaceva di portarci con lui sempre così ordinati e adeguati alle varie occasioni.
Però anche lui ha sempre conservato il gusto del buon vestire fino alla sua morte avvenuta non molti anni addietro. (a me sembrano pochi ma in realtà cominciano ad essere tanti)
Mia madre invece ci lasciò troppo presto!
Maria Mastrocola Dulbecco




maria34

domenica 27 settembre 2015

FOGLIETTI STRAPPATI

FOGLIETTI STRAPPATI

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Quando mi è stato regalato il primo computer ho cominciato a raccogliere i vari foglietti che avevo scritto negli anni precedenti. copiarli per poi strapparli così da assottigliare quei fogli e li mettevo in uno dei blog che ero riuscita a creare.
Ho dato il titolo di "foglietti strappati" in seguito Sara una lettrice di Roma scoprì questo mio blog e veniva a leggerli, immancabilmente mi scriveva: quando strappi un altro foglietto?
Eccone uno:


I temporali.
I temporali erano avvenimenti che portavano scompiglio particolare in paese. Il suo arrivo faceva correre Eugenio (il sacrestano) a suonare le campane per allontanare questa iattura capace di distruggere un raccolto frutto del lavoro di un anno intero. A me piace ricordare che al primo accenno di tuono, ero sicura che Donna Elvira sarebbe arrivata a casa nostra per superare la paura. Io attendevo quei momenti perché la signora, per distrarsi cominciava a raccontare storie delle antiche famiglie del paese delle quali conosceva ogni storia. Misteri che lei raccontava e che io letteralmente bevevo.
In queste incursioni, a volte, mi insegnava filastrocche da lei apprese nella sua fanciullezza, Tra queste:
La pigrizia andò al mercato
ed un cavolo comprò.
Mezzo giorno era suonato
quando a casa ella tornò.
Cercò l'acqua, accese il fuoco
si sedette e riposò.
Ed intanto poco a poco
anche il sole tramontò.
Così persa ormai la lena
sola al buio ella restò
ed a letto senza cena
la meschina se ne andò.
Credo di averla ricordata bene ma se qualcuno la conosce e ho saltato qualcosa, mi fa piacere saperlo.
Altra, credo più conosciuta:
Cera una volta un re
seduto su un canapè
e disse alla sua serva
raccontami una storia
e la serva cominciò:
C'era una volta un re
seduto su un canapè
e disse alla sua serva.....
Continuava così a ripetermi la stessa frase all'infinito fino a che la fermavo per stanchezza nell'ascoltarla Cessato il temporale la sua serva, Francesca, tornava a riprenderla.
Maria Dulbecco


sabato 19 settembre 2015

NUOVE ESPERIENZE


                                               NUOVE ESPERIENZE

 Ero convinta di essere arrivata all’età della stanchezza e di non essere più in grado di raccontare cosa alcuna.

 

Eppure,  QUANTE COSE HO ANCORA DA DIRE.

 In un corso di scrittura ho letto che si scrive perché si ha qualcosa da dire . Io ho scritto tutta la vita senza propormi poiché ho sempre pensato di non averne il diritto di farlo poiché la vita adolescenziale mi aveva negato il diritto allo studio.

   Ho letto molto e appreso molto.

Ho scritto per me stessa e finalmente dopo una vita travagliata sono approdata in un oasi di poesia e di serenità.

    Alla mia età ho tirato fuori dal cassetto ciò che avevo scritto ed ho invitato gli altri a farlo.

Ora  sono titolare di un corso “Laboratorio di scrittura” UNITRE RIVOLI”

 In primo luogo ciò che mi ha permesso di farlo è questo nuovo modo di comunicare: INTERNET

Avevo un po’ di dimestichezza con la tastiera e con il video di un computer  e mi limitavo a scrivere i miei pensieri, raccogliere i vari foglietti scritti durante la mia vita e  lettere varie.

    Mi è stato poi regalato da mia figlia, un nuovo computer e l’accesso a INTERNET.

    Un mondo nuovo, potevo informarmi su tutto ma non sapevo come interagire con lo strumento nuovo.

    Dovevo capire come tutto questo poteva servirmi.

Il linguaggio  per accedere mi era del tutto sconosciuto, ho provato a  capire ma le indicazioni che mi arrivavano dal mio trafficare con la rete erano per me incomprensibili. Volevo capire, cosa era un blog a cosa poteva servirmi

   - Claudia mi aiuti a fare un blog?-

    - Si mamma, appena ho tempo-

Povera stella, lei lavora e non abita con me ma con il suo compagno, viene a trovarmi spesso ma ha sempre i minuti contati. Mi spiega alcune modalità come usare il computer e la rete ma poi si spazientisce quando viene la volta seguente e io non ricordo più cosa mi aveva insegnato.

   Ho capito che dovevo provare da sola ma il timore di mandare tutto in tilt mi faceva desistere. 

   Un giorno ero in attesa nell’anticamera della mia dottoressa e tra le mani mi capita un giornale di informatica. Nella posta della seconda pagina, una signora chiedeva come procurarsi un blog. Ho rubato il giornale e l’ho portato a casa, appena arrivata ho letto quattro righe di semplici istruzioni:

In men che non si dica mi sono ritrovata catapultata in tre blog o piattaforme come si dice (forse)

   Tra queste ho cominciato a scrivere sul mio blog con Splinder. Dopo poche pubblicazioni su quello che facevo all’unitre  mi sono ritrovata un seguito di persone con gli stessi miei interessi che mi leggevano mi commentavano e ci scambiavamo dei consigli.

     In un anno sul mio blog sono passati ventimila  persone. Tutti quelli che si sono fermati amavano il bello scrivere e la poesia. Sono stata contattata da altri blogghisti e da alcune persone che avevano creato dei SITI  dove confluivano altre persone che scrivevano. La direttrice di uno di questi siti, Manuela Verbasi, da Venezia mi ha contattata ed invitata a far parte della redazione di  “rossovenexiano” e vi sono tutt’ora ad onorem.

   Con loro è cominciata una collaborazione unica. Per la prima volta. alla mia età, mi sono sentita appagata. Potevo rovesciare sulla rete tutti i miei pensieri, curando i miei amici dell’unitre  postavo i loro lavori e con l’aiuto della stampante copiavo e alle lezioni portavo da leggere i commenti che avevano ricevuto.

   Ho creato un collegamento tra le due anime: Unitre e internet.

   Con mia sorpresa Manuela mi ha comunicato che con tutti gli scritti dei mie amici e dei miei aveva messo insieme un libretto bellissimo.

Abbiamo pubblicato una raccolta  di poesie e racconti.

Ho poi conosciuto Jalesh  splendita direttrice de: “La nostra commedia” . Una persona sensibilissima che ha capito le mie difficoltà con la rete e mi ha aiutata a far conoscere, sul suo sito, alcuni dei miei allievi curandone l’iscrizione in modo che essi potevano pubblicare i loro lavori e crescere insieme scrivendo..

Ora, alcuni dei miei scrivono su entrambi i siti e io passo a leggere i loro progressi.

La rete è molto interessante, basta usarlo per ciò che ci piace  e diventa  poesia scambio di esperienze e di sane amicizie.

Io.  ripeto, non pensavo di poter ancora fare tanto, a ott’antanni continuo ad interagire con quanti mi scrivono e a pubblicare, sui miei blog tutti i miei pensieri.

 Un grande saluto a chi passa da questo blog che sta rinascendo dopo la chiusura di SPLINDER

 

                                       Maria Mastrocola Dulbecco