venerdì 14 settembre 2012

                                                                                               BUON VENERDI?


Mi piacerebbe inviare questa foto a  "fioredicollina" ma non riesco a postarlo sul suo blog. Lei fa una galleria di scrivanie, qui metto la mia:





Non l'ho trovata, alla prossima.  Buona Domenica

giovedì 6 settembre 2012

Teresa

                                          TERESA

   15 Ottobre Santa Teresa D'Avila.
   Vi sono, nel calendario, altri giorni in cui c'è scritto S.Teresa ma era quella la data in cui generalmente la ricordavano amici e parenti. Parenti, quali visto che non aveva più nessuno vicino.
   La unica sorella viveva in Kenia e la posta non sempre arrivava nelle data desiderate. La missione era vicino al lago Rodolfo un posto molto avanzato dove i mezzi di comunicazione non arrivavano ad intervalli regolari ma erano affidati al caso.
   Aprì il portoncino con la chiave e macchinalmente le dita presero in mano la chiavetta piccola, quella per aprire lo sportellino della posta. Un gesto che ripeteva ogni giorno anche se sovente non le serviva poiché dal vetro si intravvedevano solo foglietti pubblicitari.
Salì i quattro gradini che portavano al ripiano dell'ascensore e della cassetta delle lettere la salutava una festosa cartolina raffigurante una bambina con un gran fascio di fiori coloratissimi.
   Aprì lo sportellino e si ritrovò in mano questi fiori beneauguranti, girò e lesse: "Dopo vent'anni" A  D.
   Un tuffo al cuore. Conosceva bene quelle iniziali . Erano veramente passati vent’anni.
   Non era più una ragazzina e non credeva si potesse ancora provare una simile emozione. Le gambe si rifiutavano di avanzare e quei pochi passi che la separavano dall’ascensore li fece a fatica tremando.
   Tutto in quel momento le appariva ovattato come trovarsi in un monco irreale Sì, aprì la porta e  sicuramente la richiuse ma non era sicura dei suoi gesti. Nessuno l’aspettava, viveva sola e poté quindi sedersi e dimenticare che era tornata a casa per mangiare.
Vent’anni prima, un’altra città, un ospedale e l’arrivo di militari dopo la guerra , di ritorno da prigionie e da patimenti subiti.
La voglia, da parte di tutti,  di voler presto dimenticare. Di vivere, di essere allegri come a volersi rifare  di quanto quel conflitto aveva sottratto alla loro gioventù
   Trovarsi giovani tra giovani. Questi ragazzi che tornavano da una guerra che avevano combattuto senza sentirla.
   Teresa su quel divano  ricordava tutto quanto  in anni aveva cercato di dimenticare.
   Quel sole di Ottobre che dal balcone entrava fino a raggiungerla dove era seduta non riusciva a scuoterla, a distoglierla da quel ricordo che aveva rimosso e che ora prepotentemente  ritornava.
   Si alzò, guardava quel telefono e temette che squillasse, sentiva che sarebbe arrivata una telefonata e ne era spaventata.
   Cosa poteva significare questa ricomparsa dopo tanti anni.
   Come aveva fatto a ritrovarla, certo sapeva che era Piemontese come lui ma non che si fosse trasferita a Torino. Certo l’elenco telefonico aveva agevolata la ricerca.
   Attendeva , ma questo squillo non arrivava.
Passava il tempo e i suoi pensieri galoppavano , no non voleva nuovamente incontrarlo, aveva ben sofferto vent’anni prima  quando lui da Genova era ripartito per Torino  e lei era rimasta ad attendere notizie mai arrivate dopo una promessa mai mantenuta.
   No, non gli avrebbe permesso di rivederla.
   Ma era poi ancora scapolo? Certo la curiosità giocava un ruolo importante e per di più non  avvertiva alcun sentimento di collera ma  contro il suo volere, avvertiva un sentimento di gioia  che la trasformava e le impediva di respirare.
   Sognava  certo perché quella telefonata non arrivava e i ricordi affioravano: Un bel ragazzo biondo alto, due spalle  imponenti, una figura forte e nel contempo elegante. Un ragazzo serio che stranamente si era comportato in quel modo. La tenerezza prendeva il sopravvento, quella tenerezza che l’aveva avvicinata a lui quando era arrivato in quell’ospedale dove lei prestava il servizio. Si era affezionato a lei che pure aveva qualche anno più di lui, come a cercare protezione
Sognava, non era vero. Eppure quella cartolina era tra le sue mani e quelle iniziali erano le sue.
   Forse accese pure il televisore come faceva ogni giorno, ma non vi era immagine alcuna che potesse distrarla.
   Ritornava indietro nel tempo, ripensava alla sua vita. Era nata in  Argentina, così dicevano i suoi documenti, ma poco ricordava  dei suoi genitori.  Immaginava il volto della madre attraverso il ricordo della sorella più grande di lei. Era tanto piccola quando persero i genitori ed anche un fratello tanto da averne un vago ricordo:
   Erano due orfane che ritornarono in Italia e di questo ritorno, sicuramente con un piroscafo, non ne serbava ricordo.
   Qualche volta aveva preso una cartina geografica ed aveva cercato di puntare il dito sulla figura dell’Argentina come a cercare un punto qualsiasi dove fosse nata.
   Era italiana e si sentiva tale anche se il fascino di quella terra dal sapore di tango, qualche volta, la rapiva.
   La sorella più grande aveva sentito il richiamo della vocazione missionaria ed ora era in Kenia presso una missione delle suore della Consolata di Torino.
   Stava sopraggiungendo il buio ma non se ne era neppure accorta, il pensiero galoppava,  nulla potava distoglierla dal rivivere una storia lontana.
   No, non voleva nuovamente soffrire, lei ora era appagata. Svolgeva il suo lavoro non più nelle corsie ma negli uffici e la sua vita scorreva tranquilla tra amici che le volevano bene e, si occupava di opere  di beneficenza che le davano soddisfazioni. Aveva imparato a sopravvivere da sola e…
   Ma la telefonata non arrivò quel giorno…





E' una storia vera, devo continuare?
  

  
  

martedì 4 settembre 2012

"Laboratorion di scrittura" Rivoli

Buon giorno a chi viene a trovarmi e a chi, per caso, si trova a passare.
Abbimo avuto un periodo di caldo insopportabile e ci siamo, a lungo, lamentati asserendo che un caldo così non ce lo ricordavamo, poi improvvisamente siamo stati esauditi ed ora abbiamo freddo! Pioviggina, non ci sentiamo di uscire per il motivo opposto al primo... Cerchiamo di avere pazienza perchè l'estate non può essere fita così, avremo ancora dolci giornate da godere quel bel tiepido che ci inviterà ad uscire per camminare.
    Oggi è martedi 4 Settembre e si avvicina il giorno delle iscrizioni all'Unitre di Rivoli e quindi per il 14 Ottobre, inizio delle lezioni.
   Cominciamo a parlare di scrittura, di libri da leggere. Di pensieri da mettere nsulla carta.
   Il caldo ci ha offuscato le idee e non so quanti di voi hanno continuato a leggere. A volte abbiamo anche trovato la scusa di non avere libri interessanti da leggere.

Quante volte abbiamo letto un libro e ci è venuto il dubbio che non ne avremmo trovato un altro altrettanto speciale. Ecco cosa ha pensato Rinaldo  riguardando un libro:  
                     Un libro speciale

C’è un momento della propria vita dove avviene un incontro, un incontro singolare. Ti imbatti in un libro. Lo sfogli, accarezzi le pagine, leggi qualche riga. Poi il libro ti prende, tutto ciò che è attorno a te si attenua, si sfuma, si spegne. Attraversi la storia, senti che ti identifichi totalmente, che ti appartiene.  Poi il libro giace nella tua libreria per anni, sino al giorno che lo rispolveri, lo rileggi (e lo rileggerai più volte). E nuovamente senti che la storia è tua, che ci sei dentro, che il tempo... già il tempo. Ti sembra che quel libro parli di un tempo immobile e immutabile, dove tutti i protagonisti attendono un evento che non si verifica, perlomeno fino all’ultimo capitolo. E allora ti accorgi che quell’attesa altro non è che la tua vita, o la storia della tua vita. Così, quando scorri con lo sguardo i dorsi dei tuoi libri e ti soffermi su Il deserto dei Tartari, di Dino Buzzati,  un sorriso  indulgente affiora sul tuo viso. 

                         Rinaldo  Ambrosia  

   Comincerò a proporvi gli scritti vostri  elaborati durante le lezioni dell'anno 2011_2012  e  per oggi, partiamo dalla ZETA.  Abbiamo dedicato un pensiero al  SILENZIO  ed ecco cosa ha scritto  Lucia Zucca:
                    Silenzio.
Nel silenzio della stanza,
spezzato solo dal crepitare del fuoco,
sento i passi dei miei pensieri
che escono ad esplorare il mondo,
alla ricerca della pace.
Ma fuori c’è solo tanta confusione,
la gente cammina ignara degli altri,
ognuno immerso nei suoi problemi,
nessuno vuole parlare con nessuno,
convinto di essere solo a soffrire.
Forse pensiamo che il silenzio sia la soluzione.
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·                                     Lucia Zucca
   

sabato 1 settembre 2012

mare



M'affaccio alla finestra e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?
 


     Giovanni Pascoli

venerdì 10 agosto 2012

IL MATRIMONIO DEI MIEI GENITORI
         Credo sia stato un matrimonio sereno, per quanto i tempi potevano permetterlo.   C'è stata di mezzo una guerra e qualche cambiamento politico non da poco che sicuramente hanno condizionato lo scorrere di queste vite.
          Era il millenovecento ventisette quando si sono conosciuti.  I particolari li ho sempre sentiti da mia madre che amava ripetere di essersi innamorata di mio padre, la prima volta che lo aveva incontrato ad una festa patronale del suo paese.
          Mia madre, instancabile lettrice di libri e tra questi tutti i libri di Carolina Invernizio, con il suo romanticismo e la sua forte personalità progressista, per quei tempi e quei posti, decise che l'avrebbe sposato.
          In qualche modo glie lo fece capire ma anche mio padre non era rimasto insensibile al fascino di quella ragazza diciottenne, intraprendente, alta, bruna e dagli occhi chiari.
          La storia degli occhi merita un accenno particolare. A mia madre non piacevano i suoi occhi da gatto (così diceva lei) ma le piacevano gli occhi scuri di papà e ogni volta che aspettava uno di noi, pregava Dio di farli nascere con gli occhi di papà.  Il suo desiderio fu sempre esaudito visto che noi quattro figli abbiamo tutti gli occhi scuri.  Forse noi donne avremmo preferito i suoi.
           Papà partì per la guerra e rimase in pericolo (Croazia) fino a che questa terminò e il ritorno a casa avvenne, dopo il famoso armistizio, camminando a piedi da Lubiana fino in Abruzzo al confine con il Molise dove insieme affrontammo le difficoltà del primo scontro tra tedeschi e alleati che vide come scenario proprio il fiume Trigno che divide le due regioni (allora unite).
            Fino al ritorno di papà mia madre ci faceva pregare, tutti i giorni, vicino ad una immagine di S. Antonio da Padova. Allora eravamo tre figli poiché l'ultima sorellina nacque dopo la guerra.
            ALTRA DOMANDA POSTA DAL DOCENTE ERA :  Cosa vi dava fastidio di questa unione, ed ecco cosa ha preceduto ogni altro ricordo.
            Cosa mi dava fastidio?  :  Il fatto che mia madre dovesse sempre giustificare il perché dei nostri vestitini nuovi il che ci procurava molta apprensione ogni volta che scendevamo le scale con una mise ancora non vista da lui, sapendo che si sarebbe arrabbiato come prima reazione.
             Poi il tutto passava, anzi si compiaceva di portarci con lui sempre così ordinati e adeguati alle varie occasioni.
             Però anche lui ha sempre conservato il gusto del buon vestire fino alla sua morte avvenuta non molti anni addietro. (a me sembrano pochi ma in realtà cominciano ad essere tanti)
             Mia madre invece ci lasciò troppo presto!
                                                             Maria Mastrocola Dulbecco